Le auto restano parcheggiate per il 95% del tempo. Eppure continuiamo a comprarle, finanziarle, assicurarle. Un nuovo studio scientifico pubblicato su Transport Reviews conferma quello che il car sharing dimostra ogni giorno nelle nostre città: il mercato auto di proprietà sta vivendo una trasformazione silenziosa ma inarrestabile. I numeri parlano chiaro, e in questo articolo li analizziamo tutti.

2 persone su 3 vedono il Car Sharing come alternativa all’auto di proprietà
Iniziamo analizzando i dati concreti. Recentemente, un sondaggio condotto su oltre 2.500 utenti di Bolt Drive ha rivelato che il 67% degli intervistati vede ormai il car sharing come un’alternativa assolutamente praticabile all’auto privata. Perché questo accada è presto detto: le auto private, per quanto convenienti, occupano una quantità enorme di spazio urbano e, dato ancora più scioccante, restano parcheggiate per il 95% del tempo. In pratica, paghiamo cifre esorbitanti per un bene che utilizziamo forse un’ora al giorno. Questa inefficienza strutturale sta spingendo sempre più persone a riconsiderare il proprio ruolo nel mercato auto di proprietà.
Secondo lo studio di Bolt, il car sharing non è solo una comodità passeggera, ma un catalizzatore di cambiamenti comportamentali profondi. Il 21% degli intervistati che possiedono più di un’auto in famiglia ha dichiarato di avere intenzione di venderne almeno una grazie alla disponibilità di servizi condivisi. Ancora più significativo è il fatto che il 63% di chi ha venduto la propria auto negli ultimi 12 mesi ha indicato Bolt Drive come un fattore determinante per questa scelta. È evidente che la possibilità di combinare il noleggio a breve termine con altri mezzi, come il trasporto pubblico o i monopattini elettrici, stia iniziando a incidere significativamente sul mercato auto di proprietà.
Effetto di sostituzione del Car Sharing
Ma non dobbiamo basarci solo sui dati di un singolo operatore. Per avere una visione d’insieme, dobbiamo guardare alla ricerca scientifica più recente. Un’analisi rigorosa del mercato auto di proprietà è stata pubblicata nel 2025 dalla rivista accademica Transport Reviews (Taylor & Francis Group). Questo studio, una revisione completa della letteratura esistente, conferma che il car sharing esercita un potente “effetto di sostituzione“. I ricercatori Jingran Xu, Dea van Lierop e Dick Ettema sottolineano come i diversi schemi di car sharing — dal free-floating (a flusso libero) al round-trip (con ritorno in stazione) — stiano rimodellando le decisioni di acquisto delle famiglie.
La ricerca evidenzia due tipi di benefici fondamentali: i “stock benefits” (la vendita di auto esistenti) e gli “incremental benefits” (il rinvio o la rinuncia all’acquisto di una nuova auto). Nel contesto nordamericano, ad esempio, si stima che ogni auto condivisa possa sostituire tra le 9 e le 13 auto private, con punte che arrivano fino a 22,8 veicoli sostituiti per ogni mezzo in sharing. Questi numeri sono impressionanti e mostrano come la mobilità condivisa stia effettivamente sottraendo spazio alle dinamiche del mercato auto di proprietà globale.
Round-trip: la soluzione più impattante
Lo studio di Transport Reviews fa una distinzione cruciale tra i vari modelli di servizio. Il car sharing di tipo Round-trip (RTSB), dove l’auto viene ritirata e riconsegnata nello stesso punto, risulta essere il più efficace nel ridurre il numero di auto possedute. In città come Brema o Milano, gli utenti che utilizzano questi servizi sono molto più propensi a rinunciare completamente al veicolo privato rispetto a chi usa il car sharing solo sporadicamente. In Europa, il car sharing sembra colpire in modo particolare il possesso della seconda o terza auto familiare, che spesso diventa superflua non appena è disponibile un’alternativa affidabile su prenotazione. Questo fenomeno sta portando a una progressiva contrazione e a una necessaria ridefinizione del mercato auto di proprietà nelle nostre città.
Oltre al risparmio economico diretto (il 54% degli utenti Bolt considera il car sharing più conveniente della proprietà), ci sono impatti sulla salute e sull’ambiente che non possiamo ignorare. La dipendenza dall’auto è collegata a malattie respiratorie, obesità e stress. Il car sharing, invece, promuove la multimodalità: chi rinuncia all’auto di proprietà tende a camminare di più, a usare la bicicletta e a integrare il trasporto pubblico nei propri spostamenti quotidiani. In questo senso, il car sharing non è solo un modo diverso di guidare, ma un modo diverso di vivere la città.
Stiamo assistendo al tramonto del vecchio mercato auto di proprietà? Troppo preseto per dirlo. I dati di Bolt e le evidenze scientifiche del 2025 ci dicono che la libertà non risiede più nel possedere un ammasso di metallo parcheggiato in strada, ma nella possibilità di scegliere il mezzo più adatto per ogni singolo viaggio. Le città del futuro avranno meno parcheggi e più spazi vivibili, meno traffico e più efficienza.
