Il Mondiale di calcio 2026 ha cambiato le regole del gioco per il mercato immobiliare a breve termine negli Stati Uniti. I dati parlano chiaro: gli affitti brevi durante i Mondiali di calcio hanno generato un aumento medio dei ricavi del 60% su base annua a giugno, rispetto allo stesso mese del 2025. L’analisi arriva da Baselane, piattaforma di banking e contabilità dedicata agli investitori immobiliari, che ha esaminato i dati di 11 mercati statunitensi che hanno ospitato le partite del torneo.
Ma dietro il dato medio si nasconde una realtà molto più complessa.
Un boom a due velocità
Non tutte le città hanno beneficiato allo stesso modo degli affitti brevi durante i Mondiali di calcio. La differenza principale? Le regole locali.
Secondo i dati di Businesswire, nelle città dove gli affitti brevi sono più liberi, la crescita è stata impressionante:
- Miami: +709%
- Kansas City, Missouri: +607%
- Dallas-Fort Worth: +587%
Al contrario, le città con normative più rigide hanno visto una crescita molto più contenuta, fermandosi a incrementi a doppia cifra. È il caso di Los Angeles, New York/New Jersey e Boston, tre mercati storicamente attenti a regolamentare il settore.
“Grandi eventi come il Mondiale possono generare ricavi significativi per gli affitti brevi durante i Mondiali di calcio“, ha spiegato Mathias Korder, CEO di Baselane, in un comunicato stampa. “Ma sono le condizioni del mercato locale a determinare quanta parte di quella domanda le città riescono effettivamente a catturare.”
Le piattaforme spingono sull’acceleratore
Non è un caso che il fenomeno degli affitti brevi durante i Mondiali di calcio sia esploso proprio ora. Airbnb ha lanciato un incentivo di 750 dollari per i nuovi host durante il torneo, cercando di aumentare rapidamente l’offerta disponibile nelle città ospitanti. Una mossa che ha sicuramente contribuito a gonfiare i numeri, soprattutto nei mercati meno regolamentati.
Il rovescio della medaglia: crisi abitativa e nuove regole
Il boom degli affitti brevi durante i Mondiali di calcio arriva in un momento delicato per molte città americane, alle prese con una vera e propria crisi di accessibilità abitativa. Alcuni studi collegano l’aumento degli affitti brevi a un incremento generale dei canoni di locazione e dei prezzi delle case. Non sorprende quindi che sempre più amministrazioni locali stiano intervenendo per limitare il fenomeno.
Houston, ad esempio, ha approvato lo scorso anno un’ordinanza per monitorare più da vicino gli affitti brevi e far rispettare la tassazione locale. In California, una nuova legge statale entrata in vigore a gennaio dà ai governi locali strumenti più efficaci per ottenere informazioni dettagliate da piattaforme come Airbnb e Vrbo.
New York City resta l’esempio più estremo di regolamentazione severa. La città vieta gli affitti inferiori a 30 giorni e impone l’obbligo di registrazione agli host presso l’ufficio comunale competente. Una scelta che, secondo i dati Baselane, ha effettivamente contenuto la crescita degli affitti brevi durante i Mondiali di calcio nell’area metropolitana.
Cosa ci dice questo trend
Il caso degli affitti brevi durante i Mondiali di calcio offre una lezione preziosa per chi si occupa di pianificazione urbana e turismo. I grandi eventi sportivi possono generare ricadute economiche enormi sul settore ricettivo. Ma senza un quadro normativo chiaro, il rischio è che i benefici si concentrino solo in alcune zone, alimentando al contempo le tensioni sul mercato immobiliare residenziale.
Le città che sapranno bilanciare apertura al mercato e tutela degli abitanti saranno probabilmente quelle più pronte ad affrontare i prossimi grandi eventi globali, dalle Olimpiadi ad altri tornei internazionali, con strategie più mature per gestire la domanda di affitti brevi durante i Mondiali di calcio e fenomeni simili
