Chi comanda davvero nel noleggio di macchine edili? Il leader mondiale non arriva nemmeno all’11% del mercato. È il dato che racconta meglio un settore enorme e ancora frammentato.
Secondo Global Market Insights, il comparto valeva 159,8 miliardi di dollari nel 2025. Salirà a 168,7 miliardi nel 2026 e raggiungerà 277,2 miliardi nel 2035, con una crescita annua del 5,7%.
Perchè nei cantieri vediamo sempre più macchine a noleggio?
Le imprese non vogliono più portarsi in casa ammortamenti, manutenzione, rimessaggio e rischio di rivendita. Noleggiano la macchina giusta per la durata del progetto e poi la restituiscono. Negli Stati Uniti la penetrazione del noleggio ha toccato il 59,5% nel 2025, secondo l’American Rental Association.
Quattro fattori spingono la crescita:
- Infrastrutture e opere pubbliche: valgono circa 1,9 punti di crescita annua. Il piano americano IIJA stanzia 1.200 miliardi di dollari, mentre il Connecting Europe Facility ne dedica 25,8 ai trasporti europei.
- Tutela del capitale: le imprese preferiscono un costo di progetto a un bene che può restare fermo.
- Miniere, cave ed energia: richiedono mezzi costosi e usati in modo discontinuo.
- Flotte specializzate: i noleggiatori offrono macchine ad alta capacità e rispettose delle norme sulle emissioni.
Quali macchine si noleggiano ?
Il movimento terra resta il cuore del mercato. Ha generato 90,72 miliardi di dollari nel 2025, il 56,8% del totale. Seguono le macchine per la movimentazione e le gru, con 36,44 miliardi. Il calcestruzzo vale 32,66 miliardi ed è il segmento che corre di più, con un +6,8% annuo.
Sul fronte dell’alimentazione il diesel domina con il 92,6%. L’elettrico pesa solo il 5,6%, ma cresce dell’11,1% l’anno. Il suo spazio naturale sono gli escavatori compatti, le piattaforme aeree e i cantieri urbani o al chiuso.
Chi sono i clienti ?
Per applicazione, l’edilizia commerciale guida la domanda con 68 miliardi di dollari nel 2025 e un +6,5% annuo. Seguono miniere e cave con 43,78 miliardi, l’industria con 32,67 e il residenziale con 15,37. Quest’ultimo è il più sensibile a mutui e prezzi delle case.
Per tipo di cliente, le imprese di costruzione pesano il 55,3%, pari a 88,41 miliardi. Alle spalle ci sono i gestori di miniere con 24,95 miliardi, la pubblica amministrazione con 20,81 e l’industria con 8,93. Non mancano i noleggiatori stessi: 16,72 miliardi arrivano dal re-rental, cioè dai mezzi presi a nolo da altri operatori per coprire picchi di domanda o aree scoperte.
Dove cresce di più ?
Il Nord America è il primo mercato, con 86,24 miliardi e il 54% del totale. L’Europa vale 40,10 miliardi e cresce del 4,6% l’anno. L’Asia-Pacifico ne genera 25,92 e avanza al 6,1%.
La crescita più rapida arriva però da Medio Oriente e Africa. L’area parte da appena 3,17 miliardi ma corre al 14,3% annuo. L’Arabia Saudita, spinta da Vision 2030 e da progetti come NEOM, sale addirittura al 15%.
Una classifica ancora aperta
Il mercato resta frammentato. I primi cinque operatori controllano insieme il 22,2%:
- United Rentals: 10,1%, con 1.591 sedi.
- Ashtead (Sunbelt Rentals): 6,8%.
- Herc Rentals: 2,6%.
- Loxam: 1,8%, con 1.120 filiali in 30 Paesi.
- H&E Equipment: 0,9%.
Le operazioni societarie hanno cambiato gli equilibri. Herc ha completato l’acquisizione di H&E nel 2025 e oggi conta 622 sedi in Nord America. Nel febbraio 2026 Ashtead ha trasferito la sede negli Stati Uniti, diventando Sunbelt Rentals Holdings.

I rischi per chi noleggia
Il vantaggio dei clienti diventa un costo per i fornitori. Chi noleggia deve acquistare, mantenere e trasportare le macchine prima di incassare. Se i cantieri rallentano, l’utilizzo cala e i prezzi soffrono. Pesano anche la ciclicità delle costruzioni e la carenza di operatori qualificati.
La transizione energetica aggiunge complessità. Servono colonnine di ricarica nelle filiali e nei cantieri, e il diesel resta indispensabile nelle aree remote.
Cosa aspettarsi
Vincerà chi usa meglio ogni macchina. Contano la presenza capillare sul territorio, la manutenzione puntuale e la capacità di spostare i mezzi dove serve prima che restino fermi. Gli operatori locali manterranno il loro spazio grazie a rapidità di risposta e specializzazione.
