Affitti brevi. Chi sono e quanto guadagnano gli host?

Quanti anni hanno? Quante case utilizzano? Quanto guadagnano? Quali requisiti conviene avere per essere un host ? Uno sguardo sul mondo degli affitti brevi.

Quello degli affitti brevi è un fenomeno in rapida crescita. La Sharing Economy con le sue piattaforme on-line, Airbnb su tutte, ha contribuito prevalentemente alla rapida ascesa del fenomeno, creando di fatto un nuovo modello di sviluppo e di intendere i gli immobili. Una stanza inutilizzata o una seconda casa per le vacanze, fino a pochi anni fa, erano semplicemente degli spazi vuoti, oggi sono per molti fonte di reddito.
Sono nati così gli operatori degli affitti brevi, che Airbnb chiama più semplicemente host.

 

Qual è il profilo medio di un host europeo?

 

Ha tra i 30 e i 59 anni,ha un titolo di studio, possiede una o due case, e usa l’affitto a breve per integrare le proprie entrate.
Questa sarebbe la risposta più immediata che possiamo dare dopo aver letto il rapporto di Eurostat sugli operatori degli affitti  brevi. Ovviamente la realtà è più complessa e articolata. Si tratta di un vero e proprio mondo.
Eurostat, nel 2017, ha elaborato un’indagine fra i diversi operatori per studiare meglio il fenomeno degli affitti brevi in modo tale da avere una base su cui costruire una futura regolamentazione del settore.

Eurostat ha inviato un questionario ai diversi operatori di settore ai quali hanno risposto in larga misura gli  italiani e a seguire portoghesi e inglesi.

 

Età media

Il 73,1% ha tra i 30-59 anni e il 17,6% è over 60. Ovviamente, la fetta degli under 30, che possiede una casa da poter affittare, è inferiore al resto della platea degli intervistati.

 

 

Titolo di studio

Il 77,7% degli intervistati ha una laurea o comunque una formazione superiore mentre il 20,7% ha frequentato la scuola dell’obbligo.

 

Solo prima casa o più immobili?

Il  56,3% , la maggioranza degli operatori, ha dichiarato di utilizzare, per gli affitti brevi, la loro residenza principale o la seconda casa che utilizzano saltuariamente (ad esempio per trascorrere le vacanze).
Il 43,5% , invece, affitta immobili di proprietà e che utilizzano mai. In altre parole non sono case dove risiedono o seconde case ma più semplicemente immobili a uso investimento.

 

 

Quanti immobili utilizzano?

La maggior parte degli operatori 61,4% utilizza una sola proprietà per l’affitto a breve. Il 17,4% utilizza addirittura due proprietà.

La stragrande maggioranza del 70,1% affitta l’intera proprietà, mentre il 25,8% affitta una stanza o più camere, ma non l’intera proprietà. Il restante 7,2% offre sia la possibilità di affittare l’intera proprietà o solo una parte di essa.

 

 

Dopo aver analizzato età, titolo di studio e la tipologia di bene in affitto, iniziamo ad avere un’idea più chiara di chi sono gli operatori. Considerando che il 56,3% utilizza la propria residenza o la seconda casa e che il 61,4% utilizza una sola proprietà inizia a delinearsi la figura del piccolo operatore. Non si tratta di grossi investitori ma semplicemente di persone che colgono l’occasione per incrementare i propri guadagni. Ma sarà proprio così?

Quanto guadagnano gli host e soprattutto possiamo considerarlo solo un secondo lavoro o qualcosa di più?

 

Il 66,20% dichiara che i guadagni dall’attività degli affitti a breve rappresenta meno del 50% del proprio reddito annuale. Ma c’è un’interessante fetta del 21,2% che dichiara  che rappresenta già il 70% dei propri introiti.

 

Tradotto in money ?

La situazione è piuttosto variegata. Non esiste una fascia che domina sulle altre e sostanzialmente si verifica un certo equilibrio fra 3 fasce di guadagno.

Il 26,1% guadagna tra i € 5000 e i € 10000 all’anno. Il 21,20% tra i € 10000 e i € 20000 e il 19,20% oltre i € 20000.

Durata dell’affitto

Il 64,5% affitta per periodi superiori a 4 mesi il 10,5% per un periodo che va dai 3 ai 4 mesi e il restante 25% affitta per un periodo inferiore ai 3 mesi.

 

 

Riassumendo, il 66,20% considera le entrate dall’affitto a breve come la metà dei propri redditi e anche se più della metà guadagna meno di € 10000 c’è comunque un buon 40,40% che guadagna oltre i € 10000 all’anno. Se a questi due dati uniamo che 64,50% affitta per periodi superiori ai 4 mesi, allora iniziamo a delineare il profilo di un operatore che fa dell’attività di affitti brevi un’attività che è quasi la principale in termini sia di guadagni sia di impegno.

 

Quali difficoltà incontrano gli operatori?

 

Sembrerebbe che dal punto di vista operativo gli operatori del settore non abbiamo trovato alcun grave problema, ma dal punto di vista fiscale e legislativo alcuni paesi lamentano una mancanza da parte del legislatore che crea confusione.

Il 51,40% afferma di non aver trovato alcun tipo di problema in quest’attività e il 20,50% ha avuto un solo problema.

 

 

I problemi sono nel 32,50% dei casi danni al bene locato, per il 21% un numero maggiore di ospiti rispetto a quanto pattuito e per il 13% l’ospite ha rubato qualcosa nell’appartamento.
E con i vicini di casa? Appena il 12,30% si è lamentato. Considerando che i miei vicini di casa non sono mai contenti direi che è un buon risultato.

 

Comunque per gli intervistati questo genere di problemi non si frequenta spesso. Il 47,8% afferma che non si sono mai verificati problemi e il 26,9% appena una volta l’anno.

Dal punto di vista operativo il quadro è, quindi, piuttosto roseo.

 

Dal punto di vista della regolamentazione?

Per quanto riguarda la facilità di comprensione e la semplicità delle regole applicabili, le opinioni degli operatori sono: il 50,9% considerava le regole semplici e facili da capire, mentre il 47,3% forniva un feedback opposto.
I paesi dove le regole sono considerate piuttosto complicate e difficili da comprendere sono: Italia per il 75%, Germania 68%, Spagna 59,1% e Francia 50%.
Mentre gli operatori che provengono da UK (85,5%), Portogallo (87,1%), Austria (62,5%) e Irlanda (60%) hanno risposto che le regole erano chiare e di facile attuazione.

Criticità:

Gli intervistati più critici lamentano soprattutto che le regole sono altamente complicate, poco chiare, sproporzionate e ambigue. Di conseguenza, il rispetto della regole diventa piuttosto difficile. Questo vale soprattutto per le norme fiscali.
Inoltre, molti di questi intervistati si sono lamentati del fatto che le autorità e i governi locali assumano un atteggiamento piuttosto ostile nei confronti dei servizi di noleggio a breve termine (restrizioni ingiuste, multe..).

In definitiva, il settore degli affitti brevi, per ora, rimane un modo piuttosto interessante di incrementare i propri guadagni per quelle persone che hanno la disponibilità di immobili e voglia di lavorarci su . Non si può ancora definire un vero e proprio lavoro, ma la necessità di una maggiore regolamentazione che crei chiarezza anche dal punto di vista fiscale cresce sempre di più.

Share This:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *